Il motivo del perché ho lo stesso maglione dal '96
27/11/2008
Odio i camerini. Concettualmente sono stati progettati da un pervertito.
E’ innaturale togliersi i pantaloni nello spazio di una vergine di Norimberga.
Soprattutto se poi non si fa sesso.
E’ malsano avere una tenda troppo corta, troppo stretta e troppo trasparente - dovrei avere il sacrosanto diritto di portare un confortante buco nel calzino senza farlo vedere al resto del negozio - eccheccazzo.
Vado sempre a pensare che prima o poi le pareti inizieranno a stringersi, o mi immagino le spade inserite alla Houdini mentre litigo con la cerniera anziché con catene e lucchetti.
Non sono un escapologo.
E poi il caldo. Sudo come un maiale che copula con un termosifone acceso al 4 d’agosto. Poi alzo gli occhi e vedo che hanno messo le lampade a 10 centimetri dalla mia scatola cranica, e non sono certo un pennellone. Entro in panico e sento odori tutti miei - e sono tutti reali, eh. Forse è una leggenda metropolitana quella che vuole che i cani “sentano” l’odore della paura - ma io in un negozio d’abbigliamento nel raggio di 5 chilometri da un canile non vado tranquillo.
Poi ci sono i bottoncini rivestiti di carta per evitare i graffi, una pallottola di vetro piena vernice antitaccheggio puntata sul coppino. Le grucce che non tengono su una mazza. Le commesse scazzate e orde di “apprendisti” che piegano milioni di felpine sculettando.
Basta.
Mi sono fatto tre negozi in una sera sola. Fino al 2011 sono apposto.
Altrimenti vado di shopping on-line e sfrutto il favoloso diritto di recesso entro i 7 giorni dall’acquisto. Ma basta camerini per un po’.
