O la borsa, o la vita
A volte un’immagine è un ottimo mezzo per raccogliere fondi, per veicolare un’idea, per instillare un dubbio. Lo ha saputo bene Nadia Plesner, ventiseienne illustratrice danese che sta raccogliendo fondi attraverso la vendita di magliette e poster a favore dell’associazione “Divest for Darfur” tramite un’immagine veramente brillante.
Stando all’artista, il 100% della vendita dei gadget della serie sarà completamente devoluto all’associazione.
L’idea è geniale quanto semplice.
E’ bastato chiedersi come mai Paris Hilton ha più copertine rispetto ad un genocidio: Nadia ha raffigurato un bimbo malnutrito agghindato come l’ereditiera.
Con microcane e borsa. Ecco. La borsa.
Questo è stato il problema per la celebre maison di Louis Vuitton.
Una borsa non uguale: solo qualche similitudine al celebre monogramma multicolor della casa francese.
Una similitudine per una volta non “Made in China” che ha portato ad uno scambio di lettere cease and desist da parte del pellettiere francese per far cessare la distribuzione dell’immagine da parte dell’artista danese e bloccare quindi l’intera operazione chiamata “Simple Living”.
Nadia Plesner è ora supportata da 3 avvocati, agguerrita nel difendere la sua libertà di espressione artistica.
Alcuni siti, blog e giornali riportano la richiesta da parte della Louis Vuitton verso l’artista di 7.500 dollari al giorno per ogni giorno di vendita delle magliette e poster, altri 7.500 dollari / giorno in cui vengono riportate le lettere della casa sul sito dell’illustratrice e ancora 7.500 dollari al giorno per ogni volta che è usato il nome “Louis Vuitton” sulle pagine del sito.
Parbleau!
Insomma, speriamo che tutto finisca nel migliore dei modi e che si trovi un compromesso tra le parti.
Intanto si è aggiunto anche il fastidioso quanto incontrollabile fenomeno della diffusione indiscriminata dell’immagine sul Web a complicare le cose alla Louis Vuitton, il solito passaparola telematico che potrebbe (uso il condizionale) portare pubblicità negativa alla stimatissima casa parigina.
Il Web, un bel problema.
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