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Erase-me

29/01/2008

I social network sono belli, figosi, 2.0: ma per molti è impossibile (o maledettamente ostico) cancellare completamente la propria presenza su alcuni di essi.

Ok, lo ammetto, è una finta sicurezza: tutti possono anche giurare in aramaico di aver cancellato tutto-tutto e vendere comunque il profilo di milioni di utenti al primo che passa.

Ma almeno datemi questa finta sicurezza: Facebook, DeviantArt, Digg, Tumblr, Google/Gmail e tanti altri non permettono la rimozione del proprio account (o fanno di tutto per farla difficile).

Facebook utilizza una sorta di “deattivazione” del tipo “ok, ti ho cancellato, ma in caso ci ripensi il tuo account è ancora attivo”. Fico.

DeviantArt parla di “problemi tecnici” nelle FAQ e propone di cancellare tutti i dati interni per poi chiudere la porta (logout). Ovviamente l’account rimane attivo, obbligando la cancellazione di ogni singolo contenuto uno-ad-uno (e le pageview impazzano!).

Digg e Tumblr non ci pensano nemmeno a proporti un modo per deiscriverti al servizio im modo del tutto autonomo: forse te lo fanno scrivendo al supporto. Forse.

Google / Gmail è fantastico: si può eliminare l’indirizzo E-Mail solo dopo aver specificato un altro indirizzo mail: per continuare ad utilizzare l’account Google, che credete? Poi si può eliminare anche l’account di Google, dopo. Fare un castello medioevale con gli stecchi del mottarello è più facile.

Questi 5 esempi ed atteggiamenti portano ad avere un sacco di abandon-account che possono essere utilizzati in mille modi:

  • Il network può sempre millantare una quantità incredibile di accont attivi per il semplice motivo che non possono essere disattivati dall’utente o semplicemente sia più facile abbandonare l’account piuttosto che rimuoverlo;
  • Possono controllare l’utente in caso decida di tornare: a volte è frustrante l’impossibilità di registrarsi nuovamente con lo stesso username o mail se non si ricorda la password vecchia.

Gli early adopters o quelli che aprono un account solo per provare, testare o recensire un nuovo servizio pagano un obolo in termini di privacy, diventando l’ennesima tacca di utente conquistato che non se ne può più andare: l’entrata è gratis, l’uscita forse.
Non si può fare un tour senza il balzello della compilazione del modulo, e solo dopo aver sottoscritto il servizio si può davvero scoprire se il sito fornisce la possibilità di una cancellazione seria e rapida ed un utilizzo corretto dei propri dati.

Il web 2.0 si suddivide in servizi attivi e passivi: i primi richiedono un utilizzo dinamico ed attivo dei dati degli utenti, come ad esempio le foto, i bookmark o i video.

I network passivi invece forniscono servizi in sordina, spesso integrati, che non hanno bisogno dei contenuti user-generated: commentare anche solo una volta in un forum o in un blog a volte richiede una registrazione che non da una chiara percezione all’utente su chi registra i dati.

Da questo tipo di servizi è ancora più difficile rimuovere la propria presenza, semplicemente perchè sono meno visibili ed appariscenti dei loro fratelli maggiori.

E’ vero, ci si può sempre inventare Pippo-Paperino-Pluto-Topolino-Minnie ed usare una disposable mail o dati parzialmente errati: in molti casi non può comunque godere di tutte le funzionalità dell’applicativo (compleanni, bacn e notifiche ecc.), e se il servizio piace e funziona ricominciare tutto da zero con la propria identità diventa un lavoraccio.

Inoltre molti network fanno assurdi controlli incrociati dei dati: non è possibile ad esempio avere 2 account Flickr (uno per il tempo libero ed uno per lavoro, pour parler) specificando uno stesso indirizzo E-Mail per le notifiche.

Tutta ‘sta filippica per dire che non si dovrebbe sottovalutare troppo il diritto di poter recidere un account, e molte recensioni dovrebbero mettere ben in evidenza se un servizio permette di farlo in maniera semplice. Grazie.

*puff*


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  1. fregoe reblogged this from paulthewineguy and added:
    riflettevo sul modo...avevo aperto x prova, prima...questo....
  2. paulthewineguy posted this

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