Paul The Wine Guy
11 July 2008
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Già meglio

Sono ancora titubante sugli attacchi di Sabina Guzzanti in piazza Navona: credo ancora siano stati una sbroccata immane, quantomeno senza stile.

Poi però ieri ed oggi la Sabina guadagna terreno - leggendo alcune motivazioni qui e qui.

Ha le idee chiare, quantomeno.


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Magic Tour Highlights

Quattro giorni per l’uscita di Magic Tour Highlights, un breve Ep Live di Springsteen + i quattro video relativi, il tutto impacchettato e distribuito solo per il download.

Quattro canzoni con guest star: “Always a Friend” con Alejandro Escovedo, “The Ghost of Tom Joad” con Tom Morello dei Rage Against The Machine, “Turn Turn Turn” con Roger McGuinn dei Byrds e e “4th Of July, Asbury Park (Sandy)” con l’ultima esibizione di Danny Federici di Marzo.

Ah.
Non sguinzagliamo il mulo per una volta: il ricavato è devoluto al Danny Federici Melanoma Fund.

[UPDATE] A quelli che arrivano da Google in queste ore, ogni brano è in vendita da qualche minuto a 0,99 dollari l’uno (circa 64 centesimi di Euro), mentre i 4 video sono proposti a 1,99 $ direttamente scaricabili sull’iTunes Store. L’album intero costa 7,99 dollari.

Non fate i pezzenti a chiedermi di condividere, eh.



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10 July 2008
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IT everywhere #65 - under CC by-nc-nd 2.0

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Singloids

Scopro oggi da quella-ormai-troppo-affaccendata® una nuova webcomic, Singloids dei PersichettiBros.

In sole 30 strisce si è già piazzata bene nella mia classificona personale (vabbè - i miei fumetti spacciati-via-web-a-gratis preferiti - gli unici che ormai leggo - sono solo quattro, quindi non è che è ‘sta cosa improba).

Come tutte le cose belle, la nascita di una roba del genere è assai rara quanto casuale: pare sia in congiunzione astrale con i tre scudetti dell’Inter in fila.

Mi metto il cuore in pace attendendo la prossima striscia per altri 20 anni, ecco.

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9 July 2008
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Vi tengo d'occhio

Una solerte bibliotecaria mi ha telefonato orora per dirmi che il libro ordinato sull’Opac on-line è oggi arrivato.

Lo faccio per risparmiare e non dare soldi ai bloggers che scrivono libri (o agli autori che si danno al blogging): infatti il tomo prenotato è stato scritto da una piacevole scoperta dell’ultimo mese, tal Guia Soncini.

Farò sapere se il libro è al pari del blog.
O viceversa.

Ok.
Ci siamo capiti.



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IT everywhere #64 - under CC by-nc-nd 2.0

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Google, ti odierò per questo

Google ha inaugurato orora Lively, una sorta di Second Life dal sapore fumettoso che potrà integrare piccoli script direttamente nei siti e nei blog.

Non mi ero ancora abituato a quegli insulsi omini che seguono il mouse con gli occhi, ed ora si potrà chattare con una scrofa che si è incaprettata con un manga.
Tutto sotto il nome fico di Google.

Internet, serious business.



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8 July 2008
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Dover spiegare la differenza tra una fellatio e una pompa

L’ennesima occasione persa.

Davvero, non riesco a capire se la Guzzanti è un genio o una mentecatta: perchè se le cose che dice sono sacrosante e ci vuole un coraggio bestiale per cantarle così, il modo furioso quanto da principianti in cui le vomita fa sì che chi ha comanda i media - nel paese con un neo peloso chiamato Vaticano - ci possa sguazzare come un bambino sadico davanti ad un formicaio.

Con una boccetta alcool etilico e l’accendino rubato a papà.

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7 July 2008
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tron 0.1 alpha - Foto di Pedro Moura Pinheiro

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La Privata Repubblica

Siamo veramente al paradosso.

Voglio dire, una roba così non so nemmeno dove iniziare a commentarla.

Vorrei farci una battuta, se poi non fosse presa per buona da D’Agostino, l’Adnkronos, Ghedini, Berlusconi, Confalonieri e da Ciccio di Nonna Papera.

UPDATE: Gilioli fa una piccola intervista all’autore della finta intercettazione.


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IT everywhere #63 - under CC by-nc-nd 2.0

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L'inutile filippica del lunedì sulla demolizione di un bar di mignotte

Insomma, tutta ‘sta storia della serie IT Everywhere è partita da qui.
Era gennaio, stavo leggendo “Come un killer sotto il sole” in una di quelle giornate in cui il sole manco si scomoda a farsi vedere.

Al di là della vita del workin’ class hero che tanto amo rimasi soprattutto colpito dall’incredibile attaccamento al territorio (termine abusato da un qualsiasi piccolo leghista dell’ultim’ora) in ogni canzone di Springsteen.

Ora, gli americani hanno uno strano concetto di “hometown”: spaziano dalla California alla Florida come se fossero borgate limitrofe.
Nel panorama musicale del “futuro del r’n’r”, soprattutto agli albori invece si riesce a fare un quadro abbastanza specifico di un’area netta degli Stati Uniti, paradossalmente simile alla italica vita provinciale ed assonnata da me vissuta nella gioventù che fu.
O che credevo e speravo fosse simile, più o meno ci siamo capiti.

E lì uscì quindi il ricordo di Tillie. Un faccione sorridente e dentato, stampato su muro (vecchio) di un parco giochi (vecchio) in Asbury Park, dove il rocker si fece fotografare.
Una boardwalk dove c’era una zingara che leggeva le mani ai ragazzi che stavano imparando quanto era dura conquistare una donna.
O la sua lingua per un buon quarto d’ora.


Anche chi ne sa zero di cultura americana, anche solo qualcuno che ha letto mezzo del più brutto libro di King per poi essersi addormentato con il filo di bavetta alla bocca e una lattina di Coca in mano riesce a capire la forza di una icona come Tillie.

Qui, nella terra della pummarola e della polenta taragna mancano queste icone.

Oh, per carità: belle chiese, grandi affreschi.

Abbiamo tutte e quattro le tartarughe ninja: Michelangelo, Leonardo, Donatello e Raffaello.

Ma per quanto mi sforzi di ricordare non ho nessun simbolo così dannatamente pop in cui riconoscere i miei bei momenti in cui ero un po’ più sbarbato.
Un dipinto del divertimento o un affresco del peccato, uno solo, che si stagli in contrasto ai millemila santi, madonne e Cristi sparsi in ogni viuzza della mia città.

Certo, perdendo in partenza sui numeri, l’icona pagana mica doveva per forza essere vincitore contro l’Uno e Trino, eh.
Ne chiedevo una sola e tanto mi sarebbe bastato.

Che poi, a guardarci bene, l’anno scorso ne era pure uscito uno qui in paese, favoloso.
Era un Vajrasattva Buddha che pensava alla linguaccia dei Rolling Stones: murale di uno che si è firmato Oro, sicuramente ispirato da Bansky.
Fece una brutta fine: fu ricoperto da orrende pennellate bianche pochi giorni dopo da qualche stupido benpensante.
Sfregio per sfregio ad un palazzo decadente, avrei lasciato a ‘sto punto il pronto ad entrare nel Nirvana piuttosto che quella vomitata di bianco sul fondo cacchina.
Io ci ho aggiunto solo il secchiello, per riscattare digitalmente e a mio modo il mistico bonzo rock.

Oh, ognuno ha le sue necessità: una delle mie era avere un graffito popolare.
Abito da 30 anni in questa casa ed in questo paese, e probabilmente ci morirò pure. Non saprei, credo sia una scelta fondamentalmente coraggiosa.
Amo la mia città, ma forse era più facile costruirsi una nuova vita lontano da qui.

La mia ricerca di avere un Tillie nostrano mi ha portato a girare con la macchina fotografica, prendere di mira un muro della mia città ed appiccicarci sopra un faccione.
Preso dal mondo dei videogiochi a moneta o dalla cultura popolare di Internet.

Perché da piccolo rubavo le duecento lire dal portafoglio dei miei per correre alle giostre, sotto un caldo afoso, per una partita a Bomb Jack o a Space Ace: e finita l’unica partita sempre troppo corta non rimaneva altro che girare la città aspettando l’ora di cena.
Un paese che non è molto cambiato da allora.
Forse avrei dovuto dedicarmi al florido collezionismo delle larve polipodi, chissà.

Con la mia macchinetta fotografica mi sono creato un mio personalissimo micromondo di icone mal raffazzonate, divertendomi come un matto.

Poi però, come per Tillie, è arrivato il momento delle ruspe e delle demolizioni.
Il faccione sorridente si è salvato, strappato e riattaccato da qualche parte nel New Jersey grazie ad una sorta di petizione on-line.

Il mio muro, quello che doveva terminare un po’ tutto il mio lavoro, beh, non sono riuscito a fotografarlo in tempo.
Quello che agli occhi di un adolescente brufoloso poteva essere un  personalissimo Palace Amusements (che altro non era che l’unico bar malfamato e pieno di zoccole tardone in tutto il circondario) è stato distrutto.
Il palazzo e quei neon kitch anni ‘80 che ne componevano il nome all’ingresso.

Questo è il punto di vista della fotografia che avevo in mente, presa giusto un pelo troppo tardi.

E un po’ mi rode. Un po’ tanto.

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4 July 2008
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IT everywhere #62 - under CC by-nc-nd 2.0

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WE WERE ON A BREAK!

Dopo il successo del film di Sex and the City, si mormora che tempo 18 mesi uscirà un film-reunion di Friends.

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