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Il nostro amato Presidente scambia simpatici bigliettini galanti con due deputate.
Vabbè.
Quello che mi turba è che ha concluso “Molti baci a tutte e due !!!” (Sì, con tre punti esclamativi).
Mi chiedo perchè non si è firmato Silvio ‘36 XXX.
Ogni contributo и importante per poter intervenire con rapiditа ed efficienza in contesti di emergenza, a favore di migliaia di persone bisognose.
Se vuoi contribuire all’ azione della Croce Rossa Italiana, alle sue attivitа in Italia e all’estero e’ stata creata per l’occasione una Postepay avente il numero 4023 6004 5182 9156 intestata a LEVI EDWIN, dove и possibile versare il proprio contributo, attraverso il circuito delle Poste. Considerando un’offerta di 5 Euro il totale sarа di 6 Euro, (di cui1 Euro и il dazio alle Poste..)
L’unione fa la forza….
Tali e quali a quei blogger che si fingono giornalisti.
Che smarkettano come i giornalisti, che presenziano come i giornalisti.
Le scimmiette addestrate con la nocciolina.
Non sono molti, ma hanno il loro peso.
Nel 2003 Mantellini scrisse del “perché i giornalisti odiano i blog”: a rileggerlo, dopo anni, ci si accorge di quanto è cambiato.
In soli 5 anni i blogger si sono perfettamente integrati nel rutilante mondo del giornalismo da 4 soldi: presenziano, ricevono comunicati stampa, patteggiano omaggi, vendono opinioni, si scambiano inviti, si organizzano fra loro.
Una piccola forza lavoro che si porta via a gratis o quasi.
La blogosfera italiana è – ipoteticamente - un meccanismo potenzialmente perfetto: in principio c’è la cricca del marketing, i PR, quelli che organizzano eventi e si fanno pagare dalle aziende per creare hype.
Gestiscono community, lusingano i blogger, sanno come ci si muove.
Condividono la loro commessa con tutti gli altri, selezionandoli per tipologia: ci sono i tecnologici, i politici, i tuttologi.
Hai un prodotto? Loro ti forniscono solo i migliori blogger selezionati, profilati, pronti per evangelizzare alla modica cifra di quattro tartine. Come il tonno a filetti.
Sono blogger anche loro, quelli del marketing. Sanno che ci si supporta, l’uno con l’altro, che non fa mai male scrivere bene di un altro blogger.
Come si dice, cane non mangia cane.
E poi ci sono quelli che ci sono sempre e comunque. Anche se non li si vuole, si auto-invitano.
Questi fanno parte del pacchetto promozionale, si tengono così.
Soldi? Zero. Si presenzia generalmente per un investimento futuro: qualche volta si riesce a fottere un gadget, o magari si riesce a fare una domanda ad un ex-vicepresidente degli Stati Uniti. Sono soddisfazioni.
A volte si riesce persino a finire in TV.
Orgoglio della mamma.
I blogger nel 2003 facevano di tutto pur di professare la totale estraneità con il mondo del giornalismo. Anzi. Si parlava di morte della professione, di un nuovo ordine del mondo dell’informazione. Qualcosa che arrivava dal basso. La voce del popolo, la controinformazione. Notizie di territorio, recensioni direttamente del consumatore.
Le notizie sui blog avevano preso credibilità, avevano convinto: le famose pecette di Macchianera, i blog che arrivavano prima dei giornali.
Dopo 5 anni tutto è cambiato: fateci caso. Alcuni hanno tentato la carriera televisiva. Altri hanno iniziato a scrivere sulla carta stampata. Certi invece hanno preferito la radio.
Certo, era fisiologico.
Ma è sintomatico che chi arriva a conquistare un altro media – anche solo per un minuto – diventa automaticamente un eroe per tutti gli altri.
Sono convinto che molti blogger italiani vorrebbero – in cuor loro – costituire un ordine come quello dei giornalisti. Per questi Grillo è solo un populista, e il V-Day contro lo stato dell’informazione italiana è solo un meschino attacco ai fratelli della carta stampata.
Eh, i fratelli dell’informazione tradizionale.
Anche loro sono diventati più amichevoli: basta non mettere la giacca che si ringiovanisce. Qualche vaffanculo, qualche provocazione. Sanno che si possono fare interi servizi aprendo la pagina dei più visti di YouTube. Gli articoli si sono fatti più brevi, digeribili, con il linguaggio del popolo. E con tante, tante opinioni.
Tutti omologati - blogger e giornalisti - perché è così che deve funzionare.
Come un milanese che si veste da africano.
Oliver Stone (sì, quello di quello schifo di film di U-Turn) ha girato W. - dabliu, il film sulla vita del nostro amato presidente degli Stati Uniti.
Muccino, ti prego, datti da fare.
C’è stato il periodo d’oro delle sleevefaces, quelli con la copertina dell’LP davanti al muso.
Poi sono arrivati i gatti con gravi problemi di dislessia e i poster motivazionali.
Ora, le paure ataviche dovrebbero essere bandite da internet, chessò, tipo la quotidianità degli stormtrooper di Starwars o i porno con i fumetti della Pimpa o dei Barbapapà.
Stanno arrivando.
I bimbi con le facce da adulto. Stanotte non dormo.
Da qualche parte avevo scritto una mia personale regola: se uno o più blogger consigliano contemporanemente un prodotto di nicchia, al 99% c’è il markettone.
Per i più pigri, sono nati gli shorts massaggia-pene.
Prime impressioni:
Google, quello delle ricerche facili, dalle interfacce pulite, quello del don’t-be-evil e dei pochi fronzoli. Proprio Google.
Oggi mi propone la skin pezzata di Dolce&Gabbana (che stile, il leopardo) o di Anne Geddes (sì, quella dei neonati ficcati in qualsiasi tubero). Di Bape o dei Coldplay. Ci sono anche gli sportivi tipo Troy Lee o Lance Armstrong. O di altri millemila artisti o presunti tali.
Jackie Chan? E Chuck Norris no?
Che brutta cosa, mi si è infrociato Google.
Stanno dibattendo se - nel pornazzo di 11 minuti che verrà messo in vendita a 39,95 dollari - il tipo tra due brunette è veramente Jimi Hendrix o un suo sosia.
Trattato come un Tommy Lee qualsiasi.